RIPARTIRE DAL TERRITORIO, RIPARTIRE DA NOI

Viviamo un momento politico schizofrenico: è in atto un importante mutamento del sistema politico mondiale, oltre che di quello italiano. Le certezze di oggi domani potrebbero cambiare improvvisamente.

I vecchi schemi destra/sinistra, conservatori/progressisti, basati sulle storiche antichedivisioni sociali non esistono più. Vediamo sempre più frequentemente la nascita di nuovi soggetti politici che, in breve tempo, riescono a sparpagliare le carte in tavola. Macron e Trump sono due esempi ben chiari di come la politica sia mutata. Oltre a questi due casi più eclatanti possiamo citare anche Podemos in Spagna, l’Ukip inglese, i vari fenomeni “populisti” di mezza Europa. Anche in Italia non ci facciamo mancare niente: ne è una prova il Movimento 5 Stelle, ma volendo anche Renzi e Salvini per come hanno modificato geneticamente i partiti di cui sono leader.

La nuova politica corre veloce, è frenetica e i cittadini corrono ancora più veloce; non aspettano; vogliono risposte. Oramai le linee di partito non hanno più così tanta importanza. La propria opinione la si crea sul web, non si prende per buono quello tutto quello che viene detto dal nostro leader di turno. Questo ha sconvolto tutto l’establishment che per anni ha sempre visto i cittadini seguire ciò che i partiti, i giornali e le televisioni di riferimento comunicavano.

In tutto questo, il centro-destra italiano pare brancolare nel buio, con una miriade di partiti non connessi da chiari e delineati rapporti di alleanza e che non riescono a convergere su di un unico programma. I casi di buon governo dove si è fatto gioco di squadra ci sono stati: le tre Regioni amministrate, in primis, ma anche molti Comuni in tutta la penisola. Tuttavia questo modello non è ancora stato esportato nel resto d’Italia e sul panorama nazionale.

Occorre ripartire, perché una grande fetta di popolazione italiana si sente spaesata, vuole avere un’entità politica di riferimento, che sia un partito unico, una coalizione o una federazione. La formula non è importante, contano gli intenti. Ma come fare?
Servono poche parole chiave programmatiche: meno tasse tramite l’abbattimento della spesa pubblica improduttiva, sicurezza, giustizia sociale, alleggerire l’economia della troppa burocrazia, lasciare più autonomia agli enti locali, primo, se non unico, avamposto di Stato e Democrazia rimasto nel nostro Paese. Occorre essere chiari sul tema Europa: capire che se non riusciamo a sfruttare le opportunità che ci offre, così come fanno gli enti delle altre Nazioni europee, il problema è nostro. Se siamo il fanalino di coda dei Paesi per crescita del PIL, davanti solo alla Grecia, il problema non può essere sempre l’Europa: dobbiamo prima guardare in casa nostra. Serve un Manifesto dei valori condivisi in cui riconoscersi, dieci punti semplici, comprensibili. Basta questo come programma elettorale. Un partito/movimento/federazione di partiti con regole chiare e rispettate: primarie per la selezione della classe dirigente, dal più piccolo dei Comuni italiani al candidato al Parlamento Europeo, la creazione di luoghi di confronto dove si possa discutere ed interfacciarsi con i propri rappresentanti per chiedere spiegazioni, regole chiare fra gli alleati e porre fine agli inciuci con gli altri schieramenti, dal Parlamento ai Comuni, fuori chi sgarra o chi ha sgarrato (per troppi anni abbiamo avuto rappresentanti con qualche problemino giudiziario di troppo), premiare il merito, valorizzare chi amministra sul territorio, evitare candidati caduti dall’alto, democrazia interna.

Tutto questo però non può essere fatto solo con lo sforzo dei partiti. In Italia, nel paese degli 8000 campanili, ci sono migliaia e migliaia di persone che giornalmente si impegnano per rendere migliore la cosa pubblica e che non hanno niente a che fare, molte volte anche per scelta, con i nostri partiti. Personalità di cui, chi vuol combattere la verità assoluta propinata dal renzismo o l’arroganza istituzionale dei pentastellati, ha estremamente bisogno. Per questo occorre trovare il modo per creare un contenitore per tutte quelle liste civiche, associazioni del territorio e comitati vari che si riconoscono in una serie di valori che da sempre fanno parte del mondo conservatore, del centro-destra, del popolo della libertà della prima ora. Un contenitore che risulterà fondamentale per andare a penetrare in quella parte di elettorato oramai stanco dei vecchi partiti. Una federazione di liste civiche di centro-destra che coinvolga, metta in contatto e rappresenti gran parte degli amministratori locali che da anni portano avanti la loro battaglia con la sola forza della propria volontà.

Bisogna demolire questo sistema torbido, tornare a dare lustro alla politica, a fare esclusivamente il bene della polis.
Bisogna aiutare chi da anni si impegna contro uno Stato che ha perso la bussola e ridare voce a chi è il fulcro della nostra Italia.
Bisogna ripartire dai territori, ripartire da noi.

Lorenzo Vignali